Il “dolore acuto” è un sintomo “spiacevole” di molte malattie o eventi traumatici (dal mal di denti all’infarto miocardico, dalla colica renale o intestinale alle pancreatiti, ecc.) e tende a scomparire quando viene eliminata la malattia (con gli antibiotici, con gli antispastici, con i vasodilatatori o con la chirurgia ablativa del viscere dolente). In questi casi la “terapia del dolore” ha il ruolo di aiutare i medici nella diagnosi della cause e il malato nell’attendere il risultato della terapia o l’intervento programmato. Uno sviluppo importante hanno oggi il trattamento del dolore postoperatorio e il controllo del dolore da parto. In molti pazienti il dolore, causato da un evento patologico come il cancro, dura nel tempo perché persiste la causa che lo sostiene. Il cancro nella sua evoluzione, quando sfugge al controllo terapeutico della moderna oncologia, progressivamente interessa vari tessuti dell’organismo sia vicino alla sede d’origine che a distanza nelle metastasi. Infiltrandosi, irritando, distruggendo la neoplasia, causa dolore e continua a sostenerlo generando parallelamente tutta una serie di altri sintomi che disegnano quel grave stato di sofferenza noto come “dolore totale”. Il dolore persistente di questi pazienti e ogni altro problema legato all’evoluzione del male e alla vita che si spegne, sono oggi l’obiettivo delle “terapie del dolore”. Tra i dolori persistenti vengono inclusi anche quelli che originano da gravi lesioni osteo-articolari degli arti o della colonna vertebrale dove la chirurgia ortopedica o la reumatologia non riescono a controllare il male e il dolore da questo causato. In tutti questi casi, dove la medicina non può più intervenire con la guarigione, rimane sempre la necessità di una cura del dolore. Un importante tipo di dolore persistente trova ora un rimedio nell’ambito della terapia del dolore: il dolore causato dalle arteriopatie degli arti che non trova una soluzione nella chirurgia diretta sulle arterie. È un dolore intenso, notturno, incredibilmente invalidante che necessita di un controllo rapido e duraturo. La lunga sofferenza lascia tracce indelebili che vanno identificate e curate. La difficoltà della diagnosi e del trattamento del dolore cronico, accanto alla complessità del paziente che ha sofferto e continua a soffrire, richiedono una preparazione specialistica particolare e una collaborazione multidisciplinare. Ogni paziente deve avere un medico di riferimento e seguire un percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale personalizzato al suo male, al suo dolore e ai suoi bisogni. È auspicabile che in Italia si aprano altri centri specializzati sul “dolore” e che il malato sappia che può anche smettere di soffrire. |