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L’autostima svolge un ruolo fondamentale nella promozione del benessere individuale: la persona con un’adeguata autostima sa trarre il meglio da sé e dalle proprie esperienze, accetta se stesso con i propri difetti e debolezze, riconosce e valorizza i propri punti di forza, riesce ad orientarsi nella vita con maggiore assertività e vigore.

Il libro è la presentazione di un progetto che si propone di aiutare gli insegnanti a favorire negli alunni l’acquisizione degli elementi base dell’autostima. Tale progetto si pone come parte integrante di un percorso formativo che interessa ed impegna, con specifiche modalità didattiche, l’intero arco di studi – i cinque anni delle elementari -, anni fondamentali per saldare le radici dell’autostima.



Dr Ferdinando Pellegrino
Psichiatra, Psicoterapeuta
Unità Operativa Salute Mentale ASL, SA1
Costa d’Amalfi, Salerno

Dott.ssa Simona Abate
Psicologa Clinica, Psicoterapeuta Specialista in Psicosomatica. Ha perfezionato la sua formazione
presso l’Istituto Riza di Medicina Psicosomatica di Milano e la Clinica Tavistock di Londra.
Svolge attività clinica, psicodiagnostica e psicoterapeutica; si occupa di formazione in diversi
ambiti professionali.

Dott.ssa Carmela Bruno, Dott.ssa Anna Ida Criscuolo
Autrici di testi per bambini e insegnanti nella Scuola Primaria di Roccapiemonte (SA) dove
hanno promosso progetti per favorire la crescita dell’Autostima e della socialità nei più piccoli

 


Prefazione
Ferdinando Pellegrino

Il bambino e la sua Autostima: tra scuola e famiglia
Simona Abate
• Introduzione
• L’Autostima come modello personale
• Le radici dell’Autostima
• L’evoluzione dell’Autostima
• Incrementare il livello di Autostima

Il “Progetto Autostima”
Carmela Bruno, Anna Ida Criscuolo
• Introduzione
• Struttura del progetto
• Il concetto di Sé e l’Autostima
• Chi sono Io?
• Mantenere e rafforzare l’Autostima
• La metamorfosi di Paolino
• Credi di aver rafforzato la tua Autostima? Verifica

 


Io sono OK, tu sei OK!
Nella formulazione della rete relazionale (network) l’autostima ha un peso rilevante: è la misura con cui ci si relaziona a sé stessi e agli altri, è la sintesi delle capacità dell’individuo di affermare sé stesso, relazionandosi con fiducia e rispetto agli altri.
In un panorama culturale di forte competizione, nell’affanno generale di dover vincere a tutti i costi, sembra ci si debba arrendere all’evidenza che non è possibile immaginare un futuro senza droghe (no drugs – no future) come sostiene Günter Amendt: le condizioni della vita moderna rendono, infatti, sempre più indispensabile l’uso di sostanze psicoattive, senza le quali non è più possibile far fronte al lavoro e vivere risulta intollerabile.
In tale contesto vi è un disconoscimento della propria autostima, una inconsapevolezza rispetto al proprio essere, una insoddisfazione esistenziale che toglie al presente ogni vissuto di soddisfazione; ciò in una fase in cui inevitabilmente il futuro sembra frantumarsi (accelerazione storica) a fronte del progresso che richiede ritmi veloci di adattamento, non sempre sostenibili.
Lo sforzo oggi richiesto a chi si dedica alla formazione, l’impegno quotidiano, appare quindi difficile, non solo per obiettive difficoltà pedagogiche che rispecchiano il clima culturale a cui si è accennato, ma anche per le tensioni che a diversi livelli – ad esempio nei rapporti genitori/insegnanti – stanno occupando negli ultimi anni le cronache dei giornali.
Il paradosso sembra insito nel conflitto stesso: un conflitto inusuale e non giustificato in quanto si perdono di vista gli obiettivi formativi (la formazione del bambino e dell’adolescente) ed educativi per dar luogo a tentativi più o meno palesi di deresponsabilizzazione della propria categoria di appartenenza.
Laddove serve sinergia – genitori/istituzioni – si presentano invece crepe insanabili che esprimono una crisi globale dei valori con il disconoscimento dell’identità personale e collettiva, espressione del fallimento dell’intelligenza umana .
In tale contesto il compito dell’educatore – nei diversi ambiti, sia familiari che istituzionali – assume una grande funzione: deve ritrovare sé stesso (Io sono OK!) affermando e rispettando l’importanza dell’interlocutore (tu sei OK!).
Ciò richiede una maturità personale, e grande coraggio, nonché una duttile propensione all’autoriflessione che impegna l’educatore – come il medico o il filosofo – ad assumersi una grande responsabilità: raggiungere un atteggiamento di equilibrio emotivo ed etico, un rispetto e una prudenza, che sono merce molto rara nella società contemporanea.
La sfida si presenta pertanto articolata su due aspetti:
• recuperare il futuro;
• rafforzare e salvaguardare l’autostima.
La dimensione del futuro nell’epoca del globale e del virtuale consente all’individuo di riprendere il filo storico della propria esistenza, di progettare il proprio futuro, tralasciando all’immaginario le mete assolute, per propendere alla ricerca di ciò che personalmente può essere motivo di soddisfazione:
“Posso battere quello davanti a me, posso migliorare di cinque minuti la mia performance, non posso vincere le Olimpiadi”.
Nella corsa della vita il recupero del futuro equivale ad affermare il senso personale dell’esistenza, rafforzando le radici dell’autostima e la propria identità.
Con tali premesse vado a presentare il “Progetto Autostima” la cui finalità principale è quella di porsi come strumento trasversale all’interno della scuola nell’intento di contribuire a sostenere la modulazione progressiva dell’autostima nei ragazzi, in un’ottica globale che prevede la partecipazione attiva dei genitori.
Dal punto di vista psicologico il progetto ha due chiavi di lettura: prevenire il disagio e promuovere il benessere lavorando sui fattori di vulnerabilità e di autoefficacia.
I primi - scarsa autostima, dipendenza, rigidità, pessimismo – espongono il soggetto allo sviluppo di condizioni di disagio psichico rendendolo inadeguato all’apprendimento di valide strategie di adattamento.
I secondi - buona fiducia in sé stessi, consapevolezza, autoefficacia – aiutano il soggetto ad acquisire gli strumenti utili a raggiungere gli obiettivi personali non solo di adattamento nei confronti della vita, ma soprattutto in termini di elaborazione positiva e creativa di un proprio progetto esistenziale.
Perché un ragazzo decide di intraprendere un percorso di vita impegnativo – di responsabilità – e un altro invece decide di lasciarsi andare, ad esempio, all’uso di sostanze psicoattive?
Cosa rende un ragazzo più forte rispetto alle avversità della vita? Cosa può motivare un ragazzo ad accrescere l’impegno nello studio e nella vita?
È facile intuire che le conseguenze di una buona o cattiva autostima incidano sui successi o i fallimenti in determinate attività e, in linea generale, sul complessivo benessere psicologico dell’individuo, sulla sua qualità di vita.
L’idea che una corretta e serena valutazione di sé sia una componente essenziale del benessere psicologico è supportata da numerose ricerche, una delle quali effettuata proprio a Salerno e provincia, che ci indicano come una solida e forte autostima consente all’individuo, nella realtà della vita quotidiana, di essere meglio equipaggiato ad affrontare situazioni critiche e quindi
meno predisposto al disagio psichico.
La ricerca promossa dalla Sezione Salernitana della Società Italiana di Medicina Psicosomatica e realizzata attraverso la somministrazione di un questionario ha interessato 1500 soggetti, con età media di 17 anni. Il valore medio rilevato dell’autostima è stato di 10.6 (con una scala da 0 a 16).
Questi i risultati più significativi:
• il 14.5% dei soggetti ha un indice di autostima inferiore a 6;
• il 43.5% ha un valore compreso tra 6 e 12 punti;
• il 39.4% ha un indice compreso tra 12 e 15;
• il 2% presenta un valore pari a 16.
Tali dati suggeriscono che c’è un’esigenza diffusa di conoscere meglio e rafforzare l’autostima per essere più capaci di gestire le proprie risorse.
Il campione esaminato appare infatti in “affanno”, fa fatica a determinarsi, ad accettarsi e a valorizzarsi, tende a sottostimarsi e ad essere vulnerabile.
L’autostima rappresenta un valore profondo della persona, esprime la forza del suo “IO”, è la valutazione che una persona dà di sé stessa e applica a sé stessa e rappresenta la conservazione di una concezione soggettiva del proprio valore. Inoltre, esprime il bisogno di stabilità psicologica per affrontare il mondo.
Tra le aree problematiche identificate nel corso della ricerca è importante segnalare:
• l’accettazione di sé stessi;
• la soddisfazione del proprio modo di essere e di agire;
• la fiducia in sé stessi;
• la capacità di affrontare con grinta i problemi della vita;
• l’apertura a esperienze nuove, positive, creative;
• la speranza di successo nella vita;
• la vulnerabilità agli eventi stressanti.
Risulta infatti difficile accettarsi come persona ed essere sicuri e determinati rispetto al proprio modo di esistere, essere soddisfatti delle proprie scelte, soprattutto è difficile avere la giusta dose di fiducia in sé stessi che rende possibile la gestione dei problemi della vita.
Ma ciò che è ancora più importante è il ruolo che gioca l’autostima nel promuovere il benessere.
Appare, infatti, evidente che l’autostima consente alla persona di formulare progetti innovativi e di aprirsi con fiducia a nuove esperienze.
Saper riconoscere le proprie risorse, saper identificare gli obiettivi personali significativi, liberandosi dal condizionamento altrui, consente di acquisire una maggiore propensione al benessere e di limitare forme di pensiero inibenti (come le idee irrazionali, disfunzionali o le pretese nevrotiche….) spesso alla base del disagio psichico.
La persona con un’adeguata autostima sa trarre il meglio da sé e dalle proprie esperienze, accetta sé stesso con i propri difetti e debolezze, promuovendo la valorizzazione delle proprie capacità.
L’autostima, quindi, risulta essere una componente essenziale del benessere psicologico dell’individuo oltre che una bussola utile ad identificare e perseguire gli obiettivi della vita.
Il Progetto Autostima si pone quindi come un lavoro paziente, non fine a sé stesso, ma parte integrante di un percorso formativo che, come nel caso specifico, interessa e impegna con specifiche modalità didattiche l’intero arco di studi - i cinque anni delle elementari – anni fondamentali per saldare le radici dell’autostima.

Ferdinando Pellegrino

 






 
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